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PASTRONE!

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PASTRONE! Con queste parole, scandite dalla voce dell’attore Fabrizio Bentivoglio, si apre “Pastrone!”, il film scritto e diretto da Lorenzo De Nicola, un documentario sulla vita di Giovanni Pastrone, regista del cinema muto famoso per il colossal Cabiria. Il ritrovamento di un manoscritto autobiografico spinge un ricercatore a mettersi sulle tracce del regista. Viene così a galla un’inedita versione dei fatti: abbandonata la cinepresa, Pastrone si trasforma in un medico autodidatta, dedicando il resto della vita all’ancestrale lotta dell’uomo contro la morte, ottenendo risultati sorprendenti. Il documentario è la riscoperta di un emblematico esponente del ‘900, all’inseguimento di un sogno, trasformato in una vera e propria ossessione. È la sbalorditiva storia del suo unico e più grande insuccesso.

“La nostra anima è un caleidoscopio idraulico. Ve lo provo con un esperimento”.

Il film, prodotto da Clean Films e Lab80, torna nelle sale cinematografiche a maggio in occasione dell’uscita del libro “Giovanni Pastrone. Scrutando nel Fosco”, a cura di Silvio Alovisio e di Lorenzo De Nicola (disponibile da giugno, per Edizioni Kaplan). Il tour parte e si conclude a Milano: appuntamento alla Cineteca di Milano MIC venerdì 5 maggio (ore 18) e all’Anteo Palazzo del Cinema lunedì 5 giugno (ore 19.30). Per poi approdare ad Asti (città natale di Pastrone) sabato 20 maggio e a Torino, presso il cinema Massimo, domenica 28 maggio (ore 20.30). Alle proiezioni saranno presenti gli autori in sala.

«Dopo anni di studi ero alla ricerca di un elemento chiave che unisse le fasi della vita di Giovanni Pastrone: infanzia/adolescenza, cinema e medicina», afferma il regista Lorenzo De Nicola, che ha iniziato la sua ricerca su Pastrone con una tesi universitaria nel 2001. «Tre elementi monolitici che non trovavano un punto di contatto. Tassello fondamentale è stato il ritrovamento del manoscritto Virus et homo che ha fornito tutta una serie di indizi finora sconosciuti. Si sono così aperte nuove strade da percorrere e soprattutto si è presentata un’inedita chiave di lettura su uno dei registi piu misteriosi del cinema muto italiano».

Nato ad Asti nel 1882, Pastrone si trasferisce a Torino non appena terminati gli studi. Nel vibrante capoluogo piemontese il giovane Pastrone dà sfogo alla sua prima passione, il violino. Poi incontra il cinema, quasi per caso. Viene assunto come contabile all’Itala Film e pochi mesi dopo ne diventa direttore generale. Nelle sue mani il cinema diventa un “giocattolo scientifico” mescolando l’intrattenimento con le scienze applicate (è da sempre appassionato all’elettro meccanica). Da subito inanella una serie di grandi successi fino al trionfo di Cabiria (1914), per cui si avvale della collaborazione di D’Annuzio e con il quale piega anche la critica più reticente a considerare i film come prodotto artistico. Poco dopo scoppia la Prima guerra mondiale, il cinema italiano tracolla: l’industria cinematografica sposta il suo epicentro a Roma e Pastrone decide di abbandonare.

“Non si esce da una vita nel cinema indenni, il cinema cambia per sempre” dice il critico cinematografico Paolo Cechi Usai durante la sua intervista. Pastrone è cambiato per sempre, ma nulla lo cambierà come la nuova “avventura”, quella medica, che Lorenzo De Nicola ricostruisce riordinando l’archivio personale del nipote del regista e scatenando un effetto domino che porta alla scoperta di incredibili materiali inediti. Da scatole e valige polverose spuntano carteggi preziosi, brevetti di flussi elettrici, decine di soggetti inediti di film realizzati o mai realizzati e altri indizi che portano al ritrovamento - in una cascina di campagna - del pezzo più emozionante di tutta questa ricerca: la macchina guaritrice. Oggetto mitico, ritenuto distrutto dal regista stesso poco prima della sua morte, l’invenzione a cui dedicò in sostanza tutta la sua vita, con la quale curò gratuitamente decine e decine di malati. Che non riuscì mai a far conoscere al mondo.

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